finalmente io saprò volare e volerò

Una sera, qualche mese fa, mi arrivò una telefonata. Vogliamo fare un musical, diceva il ragazzo dall’altro capo della cornetta, e vorremmo chiederti se puoi darci una mano. Ci vollero cinque secondi per fare mente locale: lunedì occupato, mercoledì e venerdì allenamenti, giovedì corso di teatro… “Guarda, sono un po’ impegnata, quindi dipende dalla sera. Avete già deciso quando trovarvi?” “La domenica.” E, così, eccomi, adesso, a ripensare a ieri sera, con residui di adrenalina in corpo e con ancora in testa ogni scena dello spettacolo davanti al teatro dell’oratorio straripante di applausi e risate.
È stato un successo? Sì.
E non lo è stato per i complimenti che sono arrivati, ma per il percorso che è stato fatto. L’avevo chiarito subito, con i ragazzi: sarà un percorso educativo. Ed educare (ma questo non l’avevo detto quella prima sera) significa “tirar fuori”. Per questo, nonostante l’ansia che leggevo talvolta nei loro sguardi interrogativi e che ho volutamente finto di non vedere, non ho dato loro il copione né ho assegnato le parti prima di un paio di mesi, limitandomi a farli camminare, giocare, battere le mani, rallentare, sperimentare idee che mi venivano e che non sapevo se avrebbero avuto senso. Ho cercato di cogliere, negli esercizi che eseguivano, le potenzialità e i desideri, per poi metterli in scena, senza effetti speciali, senza cavalli alati o mostri a più teste. E così, in questi ventidue adolescenti (ventitré con Valeria, cui va il grazie per le scenografie), ho trovato entusiasmo, spirito di iniziativa e di servizio. Ho trovato la responsabilità, la capacità di mettersi in gioco, la fiducia verso gli altri prima che in sé, così da farsi forza gli uni con gli altri, per creare energia collettiva invece che protagonismo. E, mettendo insieme tutto questo, limando gli eccessi ed esaltando le virtù sulle insicurezze, è uscita presenza scenica, comicità, precisione, coinvolgimento. Era qualcosa che, in quell’imprudente “eccomi” che garantii al telefono nonostante gli impegni, forse già intuivo, ma che ha finito per commuovermi quando li guardavo, ieri sera, da dietro la quinta, loro lì sul palco a inchinarsi al pubblico cui avevano appena mostrato il risultato del loro impegno.
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E allora, grazie, grazie a tutti loro, uno per uno (in rigoroso ordine alfabetico -per cognome-). Grazie a Francesco, che si è messo da subito in gioco riempiendo di parole la sua imitazione (e accettando di cambiare all’ultimo quelle parole per permettere la perfezione al gruppo), ad Aurora, che è riuscita a recitare senza ridere anche in una scena in cui era oggettivamente impossibile, ad Andrea B., con la mimica e il pathos da attore consumato, a Daniele Canc, che alla fine ha imparato tutti gli aggettivi e li ha interpretati con trasporto tra amore e rabbia, a Daniele, disinvolto tra le muse come con ago e filo, a Giulia, indispensabile dietro le quinte, prima e durante lo spettacolo, ed espressiva Calliope in scena, a Matteo L, con la carica comica precisa e misurata, ad Annalisa, per la mossa della gamba, l’occhio che cade e tutto quanto il resto, a Sara, disponibile e aperta alle proposte, a Giorgio, per aver sopportato di ripetere dodici volte (ed era solo la prima volta) il suo monologo per raggiungere il livello di rabbia giusto, ad Alice, per l’espressività sfrontata che ha donato al suo personaggio, a Gaia, chiara e sempre pronta, a Claudia, garanzia versatile da un ruolo all’altro, ad Angelica, che può cantare “un grande alleluja”, ad Alice, dolce Meg, a Gabriele, Lele, con la sfida del primo monologo dello spettacolo, ad Alessandro, che ha tirato fuori tutta l’energia che serviva a un vero Filottete, ad Andrea S., che ha preso alla lettera il mio “stupiscimi” e ha lavorato su Ade per renderlo caratteristico più del modello, a Nicolò, il perfetto PaNico con l’incredibile capacità di riempire le pause, a Matteo S., capace di scatenare risate al solo ingresso, a Chiara, con la precisione del punto di riferimento, a Lorenzo, disponibile e bravissimo nel dare voce al padre offeso e disarmato.
Grazie, a tutti, di tutto.
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“È una meta che ce la posso fare
io raggiungerò, io ce la farò
e ogni ostacolo che supererò
sarà come un colpo d’ali e là io volerò
E ora tocca a me, ce la devo fare
non importa se è impossibile
ma io scoprirò la mia verità,
finalmente io saprò volare e volerò”

 

Roberta Covelli

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