C’era una volta un anime…

Sfido chiunque di voi a non sospirare di nostalgia al ricordo del vostro anime preferito che guardavate da bambini, a non sorridere felici, quando per caso vi capita rivederlo mentre state facendo zapping alla ricerca di un bel film, a non decidere alla fine di sintonizzarvi sul canale che lo sta trasmettendo per vedere ancora una volta in azione i paladini della vostra infanzia. Vi sfido a non cantare le sigle di Cristina D’avena! Non ci riuscite, vero? Perché, dite la verità, sapete ancora gran parte delle parole a memoria! Non lo si può negare: gli anime sono stati parte integrante della nostra infanzia. Ci hanno tenuto compagnia, ci hanno appassionato, ci hanno commosso e ci hanno trasformato nel personaggio del nostro anime preferito durante i momenti di gioco con i nostri amici. Chi non ha mai esclamato: “Potere del cristallo di luna, vieni a me!” sentendosi una paladina della giustizia? Io ricordo molto bene che all’età di 8 anni ero rimasta incantata da Magica Doremì
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Avevo conosciuto la streghetta dai capelli rossi e le sue amiche un pomeriggio d’inverno, mentre facevo merenda con una tazza di latte e biscotti. Avevo visto poco della puntata che stava andando in onda, ma quel poco era bastato a far sì che Doremì diventasse l'”amica cartoonata” per eccellenza della mia infanzia. Al punto che per un periodo mi aveva fatto amare le bistecche, perché lei ne era ghiotta. Seguivo emozionata le avventure magiche di quella bambina un po’ sbadata nella quale mi riconoscevo. Aspettavo trepidante ogni nuova puntata. Guai a perderne una! Chiedevo a mia mamma di registrarmele tutte! Da brava fan sfegatata avevo quasi tutti i gadget: diario, zaino, bamboline, astuccio, una borsetta che mi avevano regalato per la prima comunione e ovviamente, l’immancabile album di figurine che non sono mai riuscita a completare. Sognavo anche io di avere una bacchetta piena di note magiche con cui cambiare la realtà e mi divertivo a fantasticare sui sequel della serie animata. Ciò che amavo di quell’anime era la natura tragicomica di Doremi, sempre innamorata e mai corrisposta, sempre in lotta disperata con la matematica (e questo mi accomunava a lei!), insomma, era la “bambina più sfortunata della terra” (proprio come diceva lei!).
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Poi verso gli 11 anni, quando Doremi e le sue amiche hanno deciso di rinunciare ai loro poteri magici per tornare ad essere delle normali umane, mi sono imbattuta in Yui: una ragazzina allegra e dai capelli vaporosi, la cui storia era ambientata nel 2020.
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Scelta per salvare la rete ComNet dall’egemonia del computer centrale Giganet, con l’aiuto di IR (una sorta di incrocio tra un gattino e un orsacchiotto, non ho mai capito cosa fosse davvero) e di altri 7 software virtuali, svelati puntata dopo puntata. Questa ragazzina, nonostante fosse assolutamente negata con i computer (un po’ come me ora!), grazie a un bracciale speciale, il ComCon, al grido di “Virtual Yui, invio!” riusciva a entrare in rete, lasciando il suo corpo nel mondo reale e all’occorrenza si trasformava in una virtuale dal grazioso completino rosa confetto, fronteggiando gli scagnozzi del perfido GigaNet computer centrale e avendo ogni volta la meglio su di loro. Ecco, era stato amore a prima puntata anche per l’eroina virtuale. Sognavo anche io di essere una fatina elettronica che va in giro per la rete a debellare virus e a risolvere bug. Una volta per imitarla mi ero messa un bracciale arancione fluo e avevo finto fosse il mio ComCon. Un’altra mi ero messa a cantare è stato un attimo sai, un solo attimo e poi e non mi era uscita dalla testa per un bel pò.
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 Inoltre, ero affascinata anche dai visori che lei usava per accedere alla realtà virtuale assieme ai suoi compagni di scuola. Non sapevo che 15 anni dopo avrei potuto usarli anche io. Credo che io abbia amato questo anime non solo per l’aspetto innovativo (e profetico) che presentava (aveva tutte le caratteristiche tipiche degli anime delle “ragazze magiche” ma trattava di tecnologia), ma anche (inconsciamente) per il doppiaggio che serviva a dare vita ai personaggi, non rendendoli più astratti, ma vicini a me e comprensibili. Le voci dei doppiatori e le caratterizzazioni che hanno scelto di dare ai loro personaggi hanno fatto sì che quei personaggi non venissero più dimenticati, che restassero nei cuori di milioni di bambini (e anche adulti) e che anche che gli stessi doppiatori diventassero indimenticabili e amatissimi. Recentemente, ho rivisto tutta la serie di Yui e, seppur io l’abbia rivista con gli occhi di una adulta, ho provato le stesse identiche emozioni di quando ero bambina.
Quando ho rivisto il finale le lacrime hanno rigato le mie guance esattamente come quindici anni prima. Il fatto che abbia gioito con Yui, mi sia rattristata per lei e sia rimasta col fiato sospeso durante le battaglie con i cattivi è stato possibile grazie alla bellissima interpretazione, non solo di Tosawi Piovani, ma anche di tutti gli altri. Come dimenticare poi la risata di Yui? Oppure la voce della pasticciona Doremì doppiata da Marcella Silvestri A parer mio, il lavoro dei doppiatori è faticoso e prezioso. Non dovrebbe mai venire sottovalutato o dato per scontato. Anche il lavoro di quei doppiatori che non sono famosi. Proprio perché ci regala tante emozioni, ricordi indelebili e ci fa evadere dalla quotidianità. E magari, chissà che un giorno non ci faccia anche venire voglia di metterci davanti a un microfono e a un leggio a colorare con la nostra voce un personaggio.
Micaela Luppino
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Quale era il vostro anime preferito e la vostra voce preferita? Raccontatemelo nei commenti qui sotto! 🙂
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