Sai cosa significa per me il teatro? #2

In questa seconda intervista della rubrica Sai cosa significa per me il teatro? A raccontarci la sua passione per il teatro è Elisa Elena Carollo.

Elisa Elena Carollo studia teatro da diversi anni, ha frequentato un corso di doppiaggio e sta cercando di trasformare la sua passione in un lavoro. Dal 2013 gestisce il blog teatrale Drama Queen e scrive articoli per il web.

 

ElisaElisa Elena Carollo

Ciao Elisa! Come stai?

Ciao! Molto bene e sono davvero contenta di essere ospite sul tuo blog. Ti ringrazio per l’opportunità!

 

Anche io sono contenta che tu lo sia! Grazie a te, Elisa!

iniziamo con l’intervista!

Cosa rappresenta il teatro per te?

 

Suonerà sdolcinato, ma per me quella con il teatro è sempre stata come una relazione amorosa. L’innamoramento iniziale, i momenti di crisi e anche i tentativi di lasciarsi che non hanno funzionato perché non riuscivo a stargli lontana per troppo tempo. Un po’ come se fosse una relazione tra due persone, nel tempo si è aggiustata, gli obiettivi sono cambiati, ma stiamo comunque facendo un percorso insieme.

 

Come ti sei sentita quando per la prima volta sei salita su un palcoscenico?

 

Durante le prime prove ero molto timida, ma poi piano piano ho imparato a superare l’imbarazzo. Per me sono state più difficili le prime lezioni del laboratorio teatrale rispetto allo spettacolo. Quando sono arrivata a dover salire sul palcoscenico davanti al pubblico ero emozionata ma non particolarmente in ansia e mi sono divertita moltissimo.

 

 

Che tecniche usi per immedesimarti in un personaggio?

 

La mia tecnica è ancora in fase di sviluppo, perché cerco sempre di migliorarla. In generale, però, mi baso sulle teorie di Stanislavskij, quindi mi chiedo sempre quale sia l’intenzione dietro ad ogni azione del personaggio, cerco di immaginare la sua vita anche fuori dalle scene che sono riportate sul copione e ricorro ai miei ricordi per richiamare le emozioni di cui ho bisogno in scena.

 

Come concepivi il teatro quando hai iniziato e come lo concepisci ora?

 

Quando ho iniziato, avevo semplicemente voglia di provare qualcosa di nuovo e il teatro mi incuriosiva. Poi ha iniziato a diventare un hobby piacevole e infine una vera passione.

Da quando avevo quindici anni vorrei trasformarlo in un lavoro, ma mi sono subito resa conto delle difficoltà e ho cercato di studiare qualcosa di più “sicuro” professionalmente. Alla fine, però, ho deciso che devo provare e ora il teatro, più che un sogno, è diventato un vero e proprio progetto.

 

Qual è la differenza per te tra la recitazione del doppiaggio e quella teatrale?

 

Ci sono molte differenze: prima di tutto, a teatro si è su un palcoscenico insieme agli altri attori, con una scenografia e degli oggetti di scena. Nel doppiaggio, invece, si è in una stanza buia davanti al microfono, il più delle volte da soli perché si registra in colonna separata. In queste due situazioni così diverse bisogna recitare con la stessa intensità.

Un altro aspetto non trascurabile è che in teatro si provano le scene moltissime volte e si fanno diverse repliche dello spettacolo, nel doppiaggio invece non c’è tempo di provare e, una volta che una battuta è stata incisa e va bene, non la si ripete più.


Se potessi scegliere un attore di teatro come insegnante (per un corso o un workshop), che attore sceglieresti? E perché?

 

 

Il primo che mi viene in mente è sicuramente Dario Fo, se fosse ancora vivo. Ho sempre ammirato alla follia la sua capacità di raccontare anche senza usare le parole, solo con il corpo e con i suoni.

Parlando di possibilità più realistiche, Franco Branciaroli e, tra i più giovani, Giorgia Mazzucato.

 

Dai un consiglio a chi è incuriosito dal mondo del teatro e vorrebbe avvicinarsene, ma crede di non potercela fare perché ha paura o è troppo ansioso!

 

Il teatro non è un luogo in cui sentirsi giudicati. Sul palcoscenico vale tutto e qualsiasi cosa può essere sfruttata per la riuscita della scena, quindi non ci si deve preoccupare di sbagliare. Bisogna buttarsi, come quando ci si tuffa in piscina… all’inizio sembra difficile da fare, ma poi ci si diverte e si inizia a sentirsi sempre più a proprio agio.

 

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